10 esperienze adrenaliniche per viaggiatori estremi

Deserti e mari ghiacciati. Isole in mezzo al nulla. Trekking nella giungla e arrampicate. Ecco i luoghi più avventurosi del pianeta


Ci sono diversi motivi per viaggiare: c'è chi sogna di rilassarsi su una spiaggia tranquilla e chi cerca l'avventura e una scarica di adrenalina. Che si tratti di una spedizione nel deserto, di un'immersione nell'Oceano, di un trekking nella giungla o di una spedizione verso un'isola inaccessibile: ecco dieci destinazioni che promettono emozioni forti e storie da raccontare.




Trekking sull'isola dei Serpenti (Brasile) – Da lontano sembra un piccolo paradiso green, in realtà è una tra le isole più pericolose al mondo. Al largo del Brasile, ospita tra i 2.000 e 4.000 serpenti velenosi su un'area di 430.000 metri quadrati. In pratica se ne incontra uno ad ogni passo..

Scalare il monte Everest – E' la montagna più alta del mondo (8.848 metri la vetta più imponente) ma anche la più pericolosa. Le prime spedizioni per scalarla risalgono al 1920 ma per vedere il primo uomo arrivare in cima si è dovuto aspettare il 1953. Chi ha provato l'esperienza racconta quanto sia complicata la discesa a causa delle bufere di neve. Obbligatorio portare con sé l'ossigeno.

Trekking nel deserto del Sahara, 9.4 milioni di km quadrati di superficie è il deserto più grande al mondo. Per questo attraversarlo a piedi è un'esperienza da veri temerari. Per farlo, basta iscriversi alla Marathon des Sables: 240 i km da percorrere sotto il sole cocente africano.

Camminare lungo El Caminito del Rey (Spagna). Sebbene la traduzione di "El Caminito del Rey" sia "il piccolo sentiero del Re", questo tragitto nel paesino di El Chorro, nei pressi di Malaga, è tutt'altro che reale. Riaperto di recente dopo una lunga ristrutturazione, è stato definito "il sentiero più pericoloso del mondo".

Bhutan, tra i Paesi più complicati da visitare, con i rigidi controlli governativi bisogna pianificare il viaggio almeno mesi prima per ottenere i permessi, il Bhutan garantisce a chi lo visita parecchia adrenalina. Non si può dormire ovunque (spesso bisogna camminare svariati km prima di trovare un villaggio o un monastero), rischiando di perdersi nelle vallate. Vietato, dal 1994, scalare il monte Gangkhar Puensum: si dice abitino le divinità.

Trekking in Borneo. La terza isola più grande del mondo si divide tra la Malesia, Brunei e Indonesia e ospita una delle più antiche foreste pluviali del mondo. La sfida principale per i turisti qui è quello di raggiungere il Monte Kinabalu, la vetta più alta dell'isola con una altezza di 4.096 metri. Il britannico Sir Hugh Low è stato il primo a fare una scalata documentata, nel 1851; Low però non arrivò mai in cima e descrisse il monte come "inaccessibile, tranne che per i volatili". Oggi il Borneo è più facile da esplorare e il Monte Kinabalu è una delle aree naturali più visitate della Malesia e del Sud Est Asiatico, attirando esperti di roccia da tutto il mondo.

Diving tra due placche tettoniche: Silfra (Islanda). Nella faglia di Silfra, in Islanda, si trova l'acqua più trasparente al mondo. Qui ci si immerge nel punto esatto in cui le placche tettoniche dei continenti Euroasiatico e Americano si dividono: il mare è incredibilmente cristallino (e glaciale visto che tutto l'anno la temperatura si aggira introno ai 2 e 4 gradi) e si può vedere fino a 100 metri di profondità. Il punto d'immersione più affascinante è la così detta "cattedrale", una lunga fessura che può essere esplorata nella sua interezza.

Spedizione in Chad. Ha una zona desertica a nord e una grande savana a sud e per questo suo paesaggio arido e selvaggio, il Chad è stato definito "Dead Heart of Africa". Qui gli esploratori possono sfidare le montagne del Tibesti e l'altopiano dell'Ennedi, oltre a sperimentare l'emozione di scoprire uno degli angoli più inesplorati al mondo: la mancanza di infrastrutture, infatti, rende il Chad un luogo ancora sconosciuto al turismo.

Raggiungere Tristan da Cunha (Territorio britannico d'oltremare). Nell'Oceano Atlantico meridionale, l'isola conosciuta anche come "Edimburgo dei sette mari" è stata scoperta nel 1506 dall'esploratore portoghese Tristao da Cunha che la battezzò col suo nome. E' uno dei luoghi più remoti della terra: distante 2.431 km da Città del Capo e 3.415 km da Montevideo, è senza un aeroporto. L'isola di Sant'Elena è il posto abitato più vicino. I pochi e isolati abitanti di Tristan da Cunha sono gelosi della loro terra e non vogliono venga turbato l'equilibrio delle cose. Per questo motivo, per visitare l'isola è necessario presentare una "dichiarazione d'intenti", in cui si specifica il motivo della visita, che deve essere approvata dal governo. La popolazione vive, oltre che di agricoltura e allevamento, della pesca di aragoste e della vendita di francobolli e monete locali apprezzate dai collezionisti di tutto il mondo.

Skellig Michael (Irlanda). Quest'isolotto al largo della penisola di Iveragh, in Irlanda, fu abitato fino al VI secolo solo da un gruppo di monaci, che costruirono sulla sua sommità un monastero solitario, oggi abbandonato e inserito tra i patrimoni Unesco. Il viaggio per raggiungerlo è estremo: un'ora di navigazione, sfidando il mare aperto con alte onde e il pericolo di caduta massi dalla scogliera; e una volta attraccati, bisogna salire 600 gradini impervi, esposti al vento. Chiaramente, arrivati in cima, non si trova né acqua né servizi igienici né riparo dalle intemperie.

^ Torna su